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Mondovì
2019-12-01
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Spendere di più non è popolare, ma utile alla comunità
«La prevenzione sui nostri territori? Si è fatta, ma non abbastanza»
INTERVISTA – Alessandro Viglione è professore associato (Costruzioni Idrauliche) al Politecnico di Torino

Per capire i fenomeni legati al maltempo degli ultimi giorni occorre affidarsi alle spiegazioni dei tecnici. Lo scenario degli ultimi giorni è allarmante: Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta hanno serie possibilità di diventare territori isolati a ogni episodio grave di maltempo. Senza dimenticare che le principali arterie di collegamento ed anche tante abitazioni ed aziende sono a ridosso di zone a rischio. Abbiamo rivolto alcune domande ad Alberto Viglione, professore associato al Politecnico di Torino, per il settore Costruzioni Idrauliche e Marittime e Idrologia.

Il crollo del viadotto sulla Torino - Savona, le inondazioni sull’asta del Tanaro qui da noi e in altre zone del Piemonte. Sono emergenze annunciate?

Le precipitazioni e le conseguenti alluvioni e franamenti dello scorso fine settimana rappresentano l’ultimo episodio di una lunga serie di eventi che interessano periodicamente il nostro territorio. È naturale che chi ne soffre le conseguenze si chieda il perché non si riescano a prevenire quelle che paiono emergenze annunciate. Tra le due emergenze citate, l’inondazione del Tanaro era attesa, date le previsioni molto chiare sull’entità e la persistenza delle precipitazioni. La frana che ha abbattuto il pilone dell’autostrada è invece un fenomeno improvviso e molto poco prevedibile, dato che è molto difficile individuare precursori di collasso di versante che siano affidabili. La zona era classificata a basso rischio di frana ma le piogge molto consistenti hanno determinato una situazione “estrema” di instabilità. Più in generale, in realtà, si è fatto molto in termine di prevenzione e mitigazione del rischio alluvionale e la situazione è, in generale, migliorata negli ultimi decenni. Il problema è che non è ancora abbastanza. In alcuni casi per mancanza di risorse ma anche perché gli strumenti ad ora disponibili non ci permettono di monitorare e prevenire o mitigare tutti i possibili episodi, specialmente in un territorio fragile e complesso come quello Italiano in generale, e del Basso Piemonte in particolare.

Un domanda da “uomo della strada”: è possibile che quasi ad ogni pioggia un po’ più abbondante corrispondano difficoltà a viabilità, strade, logistica, treni in difficoltà ecc.?

Anche se è presto per tirare le somme, l’evento dello scorso fine settimana è stato caratterizzato da precipitazioni intense e prolungate che hanno coinvolto aree notevolmente estese. Oltre a questo, l’evento è avvenuto alla fine di un mese particolarmente piovoso, in parte già alluvionato a fine ottobre, per cui la capacità dei bacini idrografici di trattenere l’acqua (ad esempio di assorbirla nei suoli) era minima a inizio evento. Inoltre, le temperature relativamente alte hanno fatto sì che si sia avuta molta pioggia invece che neve a quote intermedie e quindi un impatto più gravoso sulle portate dei torrenti e fiumi. In altre parole, quello dello scorso fine settimana non è stato un evento ordinario e i disagi sono purtroppo da mettere in conto. Il collasso del viadotto ad Altare è però qualcosa di più di un disagio e mette in luce il fatto che si debba fare ancora molto in termini di prevenzione, manutenzione o semplicemente monitoraggio.

Cuneese e Monregalese: in che tipo di zona viviamo per questi aspetti?

La vicinanza al Mediterraneo, che determina precipitazioni di intensità considerevole (in Liguria è peggio), e la morfologia montana e collinare, con il conseguente rischio di attivazione di frane, ci pongono in una situazione particolarmente delicata dal punto di vista del pericolo idrogeologico. In termini relativi, la non elevatissima densità abitativa ci è invece favorevole in quanto l’esposizione al rischio è minore che in altre zone (si pensi a Genova come caso estremo).

Perché l’Italia deve preoccuparsi del cambiamento climatico? Che impatto avrà in futuro?

L’effetto del cambiamento climatico sulle alluvioni è ancora argomento di ricerca. Benché non sia ancora possibile prevedere cosa succederà in futuro, sembra chiaro che la loro entità, tipologia e frequenza stia cambiando. L’intensificazione degli eventi estremi meteorologici, ed i cambiamenti di uso del territorio probabilmente determineranno un aumento del rischio idrogeologico in futuro, il che comporta uno sforzo aggiuntivo di adattamento e prevenzione. Siccome non è chiaro come sarà questo futuro, occorre investire in misure robuste, non ottimizzate su un possibile scenario ma adatte a più scenari, e ben concertate nel territorio, in modo che una “soluzione” qui non provochi un problema più a valle.

Come deve agire la politica?

Le opere di prevenzione strutturali (come le casse di espansione e laminazione o i canali scolmatori) e non (come per esempio i sistemi di monitoraggio e allertamento) richiedono investimenti significativi e soprattutto continuativi nel tempo. Anche se è dimostrato che questi investimenti si recuperano ampiamente nel medio-lungo termine (almeno decennale), essi possono essere ritenuti poco proficui da chi ci governa che guardano ad orizzonti temporali più brevi, dell’ordine della durata del mandato e delle tornate elettorali. Anche se il Piemonte è comunque una regione virtuosa in questo senso, occorrerebbe spendere ancora di più in prevenzione, con il rischio di prendere decisioni non popolari, per poter spendere molto meno durante e subito dopo le emergenze.

 

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