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2019-11-13
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Per qualche 'clic' in più

 

Chi ne sa molto più di me sostiene che non sono i social, internet, il web a costituire un problema, ma le persone che si avvalgono di questi strumenti usandoli in modo scriteriato. lI potenziale positivo di internet non ha bisogno di elogi e apologie. Gli strumenti non sono il male, sono gli utilizzatori che ne decretano funzioni, usi, nel bene e nel contrario del bene. Sulla base di queste convinzioni, ho provato a spiegare prima di tutto a me stesso e poi riflettendo con i colleghi di “Provincia granda” perchè vediamo comparire certi post, sondaggi, finti approfondimenti che stupiscono e ce lo spieghiamo magari con l’esigenza umana di contatto con altri simili. Virtuale, ma sempre di contatto si tratta. Molto più difficile, invece, spiegare l’uso anche giornalistico che si fa di notizie incomplete, provvisorie, tendenziose facendole assurgere al grado di “notizia”.

Meglio fare esempi altrimenti il discorso si fa troppo astratto? Ne faccio due che hanno attirato l’attenzione di tanti lettori delle nostre zone. “Provincia granda” ha scelto di non diffondere le immagini video della nota vicenda della donna “molestata” prima di tutto da un deficiente che riprendeva. La metteva in ridicolo e i due “compari” che le giravano intorno ridendo di lei suscitavano più rabbia che altro. È lo stesso post che sui social ha dato la stura ai commenti negativi all’indirizzo della Polizia Locale rea, secondo il popolo dei leoni da tastiera, di non essere intervenuti “a sufficienza” per sedare il pericolo. Non abbiamo diffuso il video, pur essendone in possesso, come tanti, ed abbiamo ridotto “il caso” ad una breve che si perdeva tra le tante notizie di cronaca. Fermo restando che i vigili di Mondovì’ non hanno certo bisogno della nostra difesa, era evidente che quel video fosse incompleto perchè non si capiva né il prima, né il dopo dei fatti. E uno dei criteri giornalistici perchè si possa pubblicare è rendersi conto il più possibile del contesto della notizia. L’aver messo in pasto ai social e ad Intenet la penosa scena ha prodotto solo la versione ufficiale di fatti da parte della Polizia Locale e la stessa signora che in modo spontaneo e naturale ha spento, con il suo racconto, tutte le ipotesi di non intervento, anzi ringraziando i vigili per la loro presenza ed azione. Che cosa produce, se non qualche “clic” in più (anche per le testate giornalistiche), mettere alla berlina qualcuno per un fatto che non ha né capo né coda? Vale una notizia, sebbene ammantando il tutto con il rimedio (che sa di ipocrisia) di riportare, per “verità dei fatti”, le versioni di tutti i protagonisti della vicenda?

I social media diventano spesso una cloaca mediatica che permette a tutti di esprimere il proprio disgusto per gli altri. Ne stanno diventando vittime troppe persone, occorre adottare rimedi e, prima di tutto, lo devono capire i mezzi di comunicazione.

Atro esempio. Troviamo quasi inspiegabile che il capo di gabinetto del Comune di Mondovì (quindi una delle voci della municipalità) decida di promuovere un sondaggio sulla funicolare, il mezzo di trasporto pubblico più amato dai monregalesi su una pagina Facebook. Non la pagina istituzionale del Comune che pure possiede, ma sulla pagina di altri, amministrata da altri e che ha nel nome anche “Mondovì”. Che valore ha? Nessuno. Ha dato risultati? Se ci sono stati non li abbiamo capiti, ma comunque sono incompleti, non rappresentativi secondo alcun metodo statistico, si espongono più che altro al solito umore degli internauti. Perchè non pensare, invece, ad un serio sondaggio i cui risultati possono essere comunicati al gestore Grandabus, magari con lo scopo di cambiare questo benedetto biglietto che non piace a nessuno perchè troppo limitato nel tempo a disposizione dell’utente?

Non chiamateci “bacchettoni”. Usiamo social, internet, web tutti i santi giorni. Sono per noi un mezzo di lavoro. Qui si parla di altro: di mistificazione, di distrazione dai contenuti giornalistici veri. Non mischiamo “il rumore” del web con le notizie, gli approfondimenti, la verifica, le storie da raccontare perchè insegnano qualcosa. Quella è, più che altro, spazzatura.

Articolo scritto da:
g. sca.
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