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Monregalese
2019-05-08
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A Pianfei la lezione di “sport pulito” di Stefania Belmondo: «Il doping è una scorciatoia per vincere in modo meschino»
L’ex campionessa di fondo ha ripercorso la sua carriera davanti ad un pubblico numeroso

PIANFEI - Chi si aspettava da Stefania Belmondo una lezione di sport pulito con dure stoccate sul tema doping non è certo rimasto deluso: «Il doping è una scorciatoia, un modo meschino di battere gli altri». Giovedì sera a Pianfei, buon successo di pubblico per il terzo incontro dell’iniziativa che porta sul territorio esempi positivi dello sport. “Comuni in rete” ha già visto grandi ospiti, a Morozzo il ct dell’Ital volley Blengini e l’ex campione di Cuneo Wijsmans, a Chiusa l’ultra maratoneta Marco Olmo. A fare gli onori di casa la consigliera comunale di Pianfei Emma Palmieri, una delle anime del progetto.

Nella prima parte dell’incontro la campionessa di sci di fondo ha ripercorso la sua vita, anche attraverso un video animazione pensato per i ragazzi (la Belmondo incontra spesso i ragazzi delle scuole). «Fino ai 23 anni d’età ho vissuto a Ponte Bernardo, frazione di Pietraporzio, che oggi conta una ventina di abitanti. La prima medaglia la vinsi alle mini olimpiadi a Riccione, arrivai prima a una gara di corsa. Era di cartone giallo, ma mi sentivo comunque una campionessa».

Fu invece dall’immagine delle medaglie al collo delle vincitrici delle Olimpiadi di Calgary 1988, le prime a cui Stefania (appena 19enne) partecipò, che ottenne le motivazioni necessarie per fare il salto. «C’era ancora l’Unione sovietica. Guardavo le tre russe sul podio e mi dicevo “magari un giorno anche tu potrai farcela”. Ogni volta che dovevo fare fatica, pensavo a quel podio, e andavo avanti 5 minuti in più… Avevo questo sogno davanti, ci credevo, lo volevo ottenere».

Il sogno si realizzerà all’appuntamento successivo, nel 1992 ad Albertville. E Stefania chiuderà la carriera con ben dieci medaglie olimpiche. «La mia ultima medaglia (l’argento di Salt Lake City 2002, ndr) è arrivata due anni dopo tramite corriere, chiusa in un sacchetto di nylon. L’atleta arrivata seconda mi diede un minuto e mezzo. Poi risultò positiva al Nest, un ormone sintetico ricavato dagli animali. Non ho una foto, non un articolo di giornale. E uno si chiede: “quante altre medaglie avrei potuto vincere?”. Tutto questo è bruttissimo».

Sul tema doping Stefania Belmondo non usa giri di parole: «Devo dire una cosa: mai nessuno mi ha detto prendi questo, prendi quello. Il che mi fa pensare che spesso è la persona singola che lo va a cercare». Si può credere alla buona fede di atleti che dicono di aver assunto doping “per sbaglio”: «Oggi, quando un medicinale è considerato doping c’è scritto sopra. Io, per farvi capire, durante le gare non bevevo mai da nessuna borraccia, salvo che da persone di fiducia. E credo che chi viene trovato positivo, non deve mai più indossare un pettorale».

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Articolo scritto da:
m.g.
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