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Mondovì
2018-10-08
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Nella foto, la conferenza stampa alla Polstrada di Cuneo
Rubavano auto tra Cuneo e Mondovì

e le rivendevano in Nord Africa: tre arresti

Operazione 'Amine' della Polstrada di Cuneo

MONDOVI’ - Le auto sono state rubate tra Cuneo e Mondovì, dove, in un bar del centro, i malviventi avevano attratto un rivenditore di “marcatori” (cioè lo strumento utilizzato per punzonare con una sequenza alfanumerica il telaio) spacciandosi per figli di possibili acquirenti. Una volta incontrato l’agente in un bar sono entrati in possesso dello strumento (il più “professionale” dal valore di 20mila euro) rompendo il vetro della macchina del rivenditore in cui era presente il marcatore.

E’ quanto scoperto dalle indagini sull’operazione “Amine” (dal nome di uno degli arrestati) svolte dalla Polizia Stradale di Cuneo e condotte dal pm  Attilio Stea a partire dal mese di aprile. In particolare sono state emesse due ordinanze di custodia cautelare in carcere, un arresto ai domiciliari e un obbligo di presentazione giornaliera. Le ipotesi di reato: furto aggravato, falsificazione di documenti di circolazione e truffa. Tre indagati sono residenti in provincia di Cuneo. Si tratta di due cittadini italiani di origine marocchina e un marocchino (il padre di uno dei due arrestati). Il quarto uomo risiede in Emilia Romagna, nel modenese: A.H., 22 anni, A.Z., 26 anni, M.H., 52 anni, e M.S. 35 anni.

LA TRUFFA

Un gruppo specializzato nei furti di auto con truffe e raggiri, che le “puliva” con complicati sotterfugi e le rivendeva in Italia e in Nord Africa. Le auto rubate sono state decine, ma 10 sono state già recuperate dalla polizia stradale: dalla Mercedes di lusso da 100 mila euro, alla berlina Citroen fino alla Smart. Per un valore totale di 300 mila euro. 

I particolari sono stati illustrati nella sede del comando provinciale della polizia stradale, in corso De Gasperi, a Cuneo sono stati illustrati i dettagli dell’operazione, battezzata “Amine” dal nome di uno dei due ladri. Le auto erano rubate in due modi, sempre di giorno: o dai concessionari (Armando e Gino), fingendosi clienti e forzando i safety box che contengono le chiavi di riserva, oppure contattando online ignari venditori e dando appuntamento sempre nei concessionari. Lì i due giovani si presentavano come addetti dell’autosalone, con il cartellino identificativo all’occhiello, poi chiedevano di provare l’auto e scappavano. Le auto venivano “ripulite” in modi diversi: acquistando online targhe-replica e compilando carte di circolazione fasulle, oppure comprando auto simili incidentate. Durante le indagini, coordinate dal pm Pier Attilio Stea e iniziate ad aprile, è stato scoperto che i due avevano affittato garage nei dintorni di Cuneo per cambiare targhe e modificare i numeri di telaio dei mezzi rubati. 

«Con questi stratagemmi – dice Sara Mancinelli, comandante provinciale della polizia stradale -. Tre sono state intercettate mentre erano dirette in Marocco per essere rivendute, via terra attraverso la Spagna o via mare dal porto di Savona. I veicoli avevano anche dati tecnici di auto rubate anni addietro, che permettevano di non essere scoperti in caso di controlli. E’ stato complesso unire tanti reati diversi in un’unica indagine che non è ancora conclusa».

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