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2018-10-05
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Mondovì dice addio all’amico

dei giovani 'difficili' del Beila

Piero Bramardi aveva 63 anni ed era stato il vice di don Cappellino alla Colonia Agricola

MONDOVI’ – Sarà ricordato da tanti amici e persone che a Mondovì l’hanno conosciuto come il punto di riferimento in quella Colonia del Beila del passato, che accoglieva ragazzi “difficili” al fianco del compianto don Cappellino. Pier Luigi Bramardi è morto all’età di 63 anni alla Casa di Riposo di Marene, dove vivva da qualche anno in seguito ad una malattia. Sabato, alle 10, alla parrocchia del Sacro Cuore, si svolgeranno i funerali e l’amico Sandro Gastaldi leggerà un ricordo. Lo pubblichiamo, qui, di seguito.

“Davanti ad una morte si pensa alla vita. Ogni vita ci dice, ci dona qualcosa per migliorare la nostra. La tua vita, Piero, per chi ti ha conosciuto, ci ha sempre riempito di gratitudine.  Oggi troverai in cielo tanti amici che faranno festa con te, come noi oggi vogliamo ancora abbracciarti con tanto calore.

Ti ho conosciuto durante il servizio civile alla Colonia del Beila. Eri il braccio destro di don Cappellino e della maestra Carla Lanza, eri la persona che viveva sempre accanto a quei circa 100 ragazzi che per te sono diventati tutti fratelli. Di loro conoscevi, oltre le taglie dei vestiti che preparavi al mattino prestissimo prima che partissero per la scuola, le fatiche e le gioie di vivere in quella comunità. Ogni giorno, come ogni famiglia (ma questa era leggermente più grande) succedeva qualche bravata, e tu cercavi di capire chi l' aveva fatta e sapevi subito capire chi era stato. A volte era anche facile scoprire chi aveva rubato i barattoli della maionese dalla dispensa, bastava un semplice sguardo alle facce dei ragazzi che si riempivano di brufoli... Purtroppo non sempre erano delle bravate: ero venuto a trovarti quando la maestra, anzi, la mamma adottiva di tutti, Carla, fu trovata morta, per motivi che oggi non voglio ricordare.

Quando l'esperienza del Beila è finita sei andato ad abitare a Mondovì e hai iniziato a lavorare presso la Casa Regina di Vicoforte, e anche lì, come tuttofare e professionista qualificato delle pulizie, hai lavorato sempre dando il 100 % e creando sempre un buon ambiente con le tue colleghe. Ma i tuoi “fratelli” non li hai dimenticati: li hai sempre aiutati, sia economicamente, sia continuando a lavare e stirare i loro vestiti, sia ragionano con loro per il loro futuro. Alla domenica, gita in montagna, a te tanto cara...

Poi è arrivata la malattia, che in questi ultimi sei anni ti ha tolto piano piano tutto. Fra le prime cose ad incepparsi e a mancare è stata la parola: neanche io sapevo l'esistenza di questa malattia, la chiamano afasia, da lì ne avremmo imparate purtroppo altre.

La tua autosufficienza, la tua capacità di orientarti piano piano finiva. Ma in queste difficoltà abbiamo conosciuto delle belle persone che ti hanno aiutato e ti sono state vicine, non posso dimenticare le attenzioni a te riservate dai gestori di due bar, Wilma e Ilario, che nei momenti in cui cominciavi a perdere il senso dell'orientamento ti controllavano, ti davano con attenzione da mangiare, ti riportavano a casa. Come pure desidero ricordare la rete che si è creata con alcuni dei tuoi amici più cari, i tuoi “ragazzi” di un tempo, Paolo, Mauro, Luca, Salvatore, Pietro,Walter...

Poi le cose si sono aggravate, ma il tuo amico Manussi è stato vicino a te. Manussi, uno di quei 60 albanesi giunti dall’Albania ed ospitati al Beila durante la prima grande ondata migratoria da quel paese, uno di quelli che noi monregalesi guardavamo dall’esterno più con diffidenza che con curiosità. Lui ti è stato a fianco davvero fino all’ultimo. La cosa più bella che ricorda pensando a te sono le risate che vi facevate pur nella fatica di vivere ogni giorno. Starti accanto è stato per lui un lavoro, ma è stato soprattutto un vivere insieme tra fratelli, riuscendo persino ad organizzare anche le vacanze al mare da Paolo.

Infine gli ultimi mesi, pervasi da grande sofferenza e grande fatica: ma qui il mistero della malattia, la croce del fine vita e della sofferenza che hai dovuto patire mi lascia senza parole.

Voglio salutarti con un'ultima frase che ha scritto su Facebook tuo “fratello” Alessandro, uno dei ragazzi del Beila che ora vive in Germania: “Addio Pier Luigi, sei stato un vero amico quando non c'era nessun altro”

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