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2018-09-26
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Casalino, audio o non audio?

Ma che c’entra invocare l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti dopo l’affare Casalino? Che c’entra chiedere la testa dei giornalisti che hanno diffuso l’audio? Non mi è mai interessata la dimensione corporativista degli ordini professionali, sono argomenti che hanno sempre provocato in me molto fastidio. Rocco Casalino, giornalista e portavoce del presidente del Consiglio invia l’audio a due giornalisti. Il primo suggerisce una notizia da pubblicare, badando però di attribuirla a una «fonte parlamentare» del suo stesso partito. Casalino afferma che nell’ipotesi in cui non fossero trovati i fondi per finanziare il progetto di reddito di cittadinanza, il Movimento Cinque Stelle, ritenendo che la responsabilità non è del ministro Tria, bensì di un certo numero di dirigenti del ministero «che proteggono il solito sistema» attuerà una «megavendetta» e «tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori quei pezzi di m...». In pratica è lo stesso Casalino a dare ai giornalisti una notizia. Al netto delle valutazioni politiche che, qui non ci interessano, l’interessato ha lamentato che la pubblicazione del suo audio violerebbe «il principio costituzionale di tutela della riservatezza delle comunicazioni e, se fosse accertato che sia stata volontariamente diffusa ad opera dei destinatari del messaggio anche le più elementari regole deontologiche che impongono riserbo in questa tipologia di scambi di opinioni».

Prima di tutto va detto che la portata della notizia è enorme: un esponente di spicco di una forza al governo, sembra affermare apertamente che qualora dirigenti del ministero non pieghino la propria attività al volere della politica, saranno “fatti fuori”. Questo sembrerebbe, invece, anticostituzionale, perchè “la pubblica amministrazione, anzitutto, deve uniformarsi a criteri di buon andamento e imparzialità”. In più (e qui la continenza va a farso benedire) il punto di vista è espresso con un linguaggio decisamente duro e a tratti volgare. Trattandosi di dato di interesse pubblico non sembrano esservi dubbi sul fatto che non vi fosse bisogno del consenso per la pubblicazione.

La raccolta dell’informazione è lecita? Ma scusate: l’audio è stato inviato direttamente dal portavoce ai giornalisti. È lo stesso interessato a fornire il dato personale, anzi la registrazione della sua voce e nessuno, in questo caso, può porre il veto alla pubblicazione o la pretesa (se vera) “che la notizia sia diffusa come fonte parlamentare”. In questo caso il vincolo di segretezza sulla fonte non c’entra nulla: è la voce di Casalino ad essere la notizia stessa. Per capire se sia stato il giornalista a tradire la natura confidenziale della fonte o se sia stato il portavoce a eseguire il suo mandato con superficialità bisognerebbe sapere con esattezza chi ha ricevuto la nota da Casalino. Se ricevo il messaggio sul mio telefonino, lo pubblico perché non conosco Casalino e lo considero un personaggio pubblico, non una mia fonte.

Fermo restando che il diritto di “signoria della notizia” non è, di solito, in uso, qui pare che di mezzo ci sia stato, al massimo, un difetto di rapporto di fiducia tra la fonte e chi ha diffuso notizia ed audio. Se, però, il Movimento 5 Stelle non si fida dei giornalisti, non gli mandi messaggi vocali di questo tenore.

Articolo scritto da:
g. sca.
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