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2018-09-14
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Nella foto: Paola Blengino con il fotografo Bruno Murialdo, uno degli ideatori del film
Bastia: al Cinema Massimo di Torino la prima del film Dancing Paradiso
Protagonista della pellicola la storica titolare Paola Blengino

BASTIA MONDOVÌ - Questa sera, venerdì, il docu-film “Dancing Paradiso” approda sul grande schermo. La “prima” della pellicola realizzata dal registra Max Chicco al Cinema Massimo di Torino. Sarà presente anche Paola Blengino, la grande protagonista (che ha gestito per tantissimi anni lo storico locale). l’abbiamo intervistata su “Provincia granda” qualche settimana fa, in seguito alla proiezione in anteprima del film a Bergolo. La riportiamo di seguito.

 

L’INTERVISTA

Al Dancing Paradiso Paola Blengino ha lasciato il cuore, un’intera vita fra bar e sala da ballo: quel locale in riva al Tanaro, che ha segnato un’epoca del Monregalese e della Langa, oggi rivive in un film documentario. La pellicola, del regista torinese Max Chicco, è stata presentata in anteprima sabato sera a Bergolo, con introduzione del sindaco Mario Marrone. «Un incanto, un teatro tutto di pietra ed una serata stupenda», spiega la signora Paola Blengino, lei, la “regina” del Dancing Paradiso.

L’abbiamo incontrata il giorno dopo in Casa di Riposo a Niella Tanaro. «Sa, sto benissimo qui», l’eleganza, il look, l’energia di certo non suggeriscono i suoi ottant’anni. Dentro mille ricordi. Scene che confluiscono nel film (nato da un’idea del fotografo albese Bruno Murialdo, mentre il montaggio è del cebano Marco Lo Baido), insieme a vecchi camerieri e storici clienti. Quanti amori nati dentro quelle mura. Un’atmosfera che avrebbe ispirato un Fellini ed una location con quel non so che di “western”: a settembre sarà presentato a Torino per “Piemonte Movie”, a ottobre a Barcellona.

Che effetto le ha fatto vedere il film?

«Un’emozione che non riesco nemmeno a raccontare. Io sono nata in campagna e ho portato al pascolo le pecore fino ai vent’anni. I genitori non ci facevano fare niente, sempre solo lavorare nei campi, non era come adesso. Abitavo nella piana di San Quintino: c’era la trattoria e una signora che la gestiva, sempre elegante. Si chiamava Maria Lingua, mi sono ispirata a lei: ho visto che quella poteva essere la mia vita. A 24 anni (era il 1962) ho preso il locale a Bastia. Mio marito viveva lì da quando aveva undici anni. Quando ha sentito parlare di Bastia, siamo andati di volo. Il locale aveva insieme varie attività ed era aperto tutto il giorno: la gente giocava a bocce o a carte, poi c’era il juke bok e la sala da ballo. Si ballava soprattutto di domenica al tempo (e si ritornava a casa a mezzanotte)».

Ripensa spesso alla sua vita al Dancing Paradiso?

«Adoravo tutti i miei clienti. Ancora adesso, tutte le sere prima di addormentarmi, penso alle serate, alla gente che frequentava il locale. All’epoca non avevamo studiato, ho fatto appena la quinta elementare. In quegli anni ho imparato tante cose ed una soprattutto: che dalle persone umili si impara ancora di più».

Quel locale in riva al Tanaro era tutto il suo mondo…

«La gente era contenta di venire da me, io ero contenta nel vederli arrivare. E poi non posso dimenticare mio marito Tonin (Blengino, ndr), simpatico e rideva sempre. Lui a quel tempo faceva il camionista, ma il sabato e la domenica stava lì con me. Lui aveva voluto che prendessi un locale: sapeva che era la mia passione. Il Dancing è stato il mio sogno, la mia felicità».

Com’è nato il film?

«Un giorno arriva un signore di Carrù, che si chiama Pierluigi Tomatis, e mi dice: “Senti un po’, c’è un fotografo della “Stampa” che vorrebbe fare un servizio”. Dopo qualche giorno è arrivato Bruno Murialdo, si parla di dodici o tredici anni fa. Avevano fatto una bella pagina, sul fatto che io avessi continuato a vivere lì “attaccata” al locale, facevo tutto come se dovessi aprire anche dopo che il locale aveva chiuso nel 1999. In seguito all’articolo, mi telefona una professoressa di Alba, Rosanna Rosso, dicendo che voleva fare un libro. Si intitolava “Dancing Paradiso”, e fu molto venduto in tutto il Monregalese (la gente a quei tempi andava a ballare nei posti vicino casa e tanti ricordavano con affetto il Dancing). Lo avevamo presentato a Bastia, nel cortile del locale. Infine, torna qui Bruno Murialdo insieme al regista Max Chicco. Vengono a chiedermi se avevo intenzione di fare un film. Io rispondo: “Fate quello che volete” (sorride, ndr), per me era un semplice “ostu di campagna”. Il materiale è stato fermo in un cassetto per dodici anni e sono sincera, pensavo di andarmene senza più vedere il film. Poi un giorno, ero già qui in Casa di Riposo a Niella, mi telefona Max: “Presentiamo il film a Bergolo, sabato 11 agosto”. Io patisco la macchina e gli ho fatto notare che sono 70 chilometri di strade un po’ così. Sa cosa le dico (sorride di gioia, ndr): dalla felicità non ho nemmeno sofferto il viaggio».

 

 

 

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Articolo scritto da:
m.g.
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