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Mondovì
2018-05-28
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La vicenda si svolge in un paese del Monregalese
«Lui voleva che portassi velo e capelli lunghi:

sono fuggita quando sono stata ferita»

A processo il marito, accusato di lesioni - I parenti: «Lei era contenta di tornare in Marocco»

MONREGALESE - La ragazza era arrivata in Italia dal Marocco a fine giugno 2017, andando a vivere presso il marito e i genitori di lui. Una convivenza che si era rivelata difficile fin dai primi giorni: “Lui voleva che portassi il velo e vestiti lunghi, non potevo uscire da sola, non potevo parlare con gli estranei e neppure con mia madre perché non avevo un telefono”. Il 10 agosto era andata a cercare aiuto da un vicino di casa: “Era disperata, piangeva. Non riuscivo a capire quello che diceva perché parlava in francese. Ma con l’aiuto di mia figlia spiegò che era fuggita dal marito che l’aveva ferita, e ci mostrò dei tagli sulla schiena. Decidemmo di accompagnarla dai carabinieri”, ha testimoniato un uomo residente in un paese del Monregalese nel processo che si sta celebrando a Cuneo. Imputato è il giovane marito della ragazza: lei è  appena ventenne, costituita parte civile. La giovane ha raccontato la sua versione dei fatti: “Quella notte fui accompagnata dai suoceri e da mio cognato all’aeroporto perché volevano rimandarmi in Marocco. Io piangevo, al check- in: due ragazzi mi dissero che se volevo avrebbero chiamato la polizia. A quel punto i famigliari di mio marito mi riportarono a casa. Lui si arrabbiò molto, mi colpì alla schiena con qualcosa di tagliente dopo che sua madre mi aveva presa per i capelli e spinta a terra. Io non volevo tornare laggiù perché sarei stata considerata una moglie ripudiata”. Il maresciallo della stazione dei carabinieri di Mondovì che raccolse la denuncia: “La ragazza era in preda all’agitazione, ci mostrò i tagli sulla schiena, l’accompagnammo  in pronto soccorso. Dopo non voleva più tornare a casa”. La giovane è ora ospite presso una struttura protetta. Il cognato e la suocera della ragazza hanno invece riferito che i rapporti fra i due giovani erano “normali” e che la ragazza quando fu portata a Levaldigi era “tranquilla”. «All’aeroporto ricevette una telefonata dal padre, e dopo disse che voleva tornare a casa dal marito», hanno riferito i due. Il cognato ha inoltre detto che subito dopo il litigio, la ragazza era andata a casa sua: “Riferì di aver avuto una discussione, ma non vidi ferite”. La suocera: “Era contentissima di tornare in Marocco”.

 

 

Ulteriori particolari sull'edizione cartacea
processo violenza lesioni marocchino
Articolo scritto da:
M.Br.
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