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2018-02-21
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Il voto in base ai programmi

«Non ti piace quel politico? Ma tu devi votare i programmi, non la persona». L’interlocutore ha la mia stessa (mezza) età, non è un novello del voto, ma non riesco a vedere sfumature di ironia nella sua frase. Ci crede davvero. Faccio mente locale a ciò che ho sentito in questi giorni di campagna elettorale e le promesse elettorali dei partiti valgono complessivamente mille miliardi di euro. M5S: 40 miliardi l’anno per le misure, ma evitare sprechi non basta, anche per “coprire” il costo del reddito di cittadinanza (rapporto debito/pil al 138,4%). A destra: nelle 11 pagine del programma non è presente neppure un numero. Impossibile, per esempio, quantificare il gettito della flat tax. Primo perché la proposta cui pensa FI (aliquota unica al 23%) è diversa da quella della Lega (15%); secondo perché gli stessi esperti sono giunti a valutazioni diverse (debito/pil al 135,8%). A sinistra: le misure proposte da Renzi avrebbero un costo di 35 miliardi in 5 anni (debito/pil al 134,8%). Cifra contestata da esperti, per esempio l’ex commissario alla spending review sotto lo stesso governo Renzi, Roberto Perotti, per il quale la spesa sarebbe di almeno 56 miliardi. Per “Leu” i costi delle proposte non sono indicati, tranne che i 5 miliardi in 5 anni per investimenti nella sanità, ma si annuncia un aumento considerevole della spesa pubblica. Guardo l’interlocutore e dico: «Nessuno dei programmi supera il fact checking, altro che scegliere in base a quelli!» Risposta: «Però almeno possiamo scegliere il nome sulla scheda». L’ho mandato a spannare la meliga.

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