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2017-12-04
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Fake news? Ma mi faccia il piacere!

E’ vero, le “fake news”, che fino a poco tempo fa si chiamavano “bufale” o “panzane” hanno un peso importante e possono condizionare le scelte politiche. Chi ha a che fare con le notizie tutti i giorni sarebbe ipocrita se non lo riconoscesse, ma mi oppongo all’idea che sia “il problema” dell’Italia oggi. Chiedete alla “ggente” (con due g) per strada. La risposta? Vi daranno del cretino solo con lo sguardo, magari alle prese con la coperta corta alla fine del mese e con i mutui da pagare. Eppure l’agenda politica (Trump compreso) dà uno spazio enorme al fenomeno “deflagrato” con internet e i social, strumenti pervasivi ed invadenti. Il problema può essere risolto solo dagli utenti di quelle notizie ed è una questione culturale. Un tempo l’informazione era verticale, garantita da una auctoritas e divulgata solo dai giornali. Ecco il lavoro culturale da fare: convincere che le notizie (su internet) siano trattate attraverso l’intervento della professione giornalistica, cioè date dagli organi di informazione e poi lette. Il resto? Permeato dal dubbio che siano vere, cioè “non fake”. Andrebbe al diavolo così un must della rete: è vero solo ciò che è virale.

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