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"FRA TERRA E CIELO"

a cura di FULVIO ROMANO

Arriva un San Giovanni “bollente”. L'acqua manca, ma forse arriva lunedì.

Dopo i giorni del sambuco, dopo quelli del tiglio e del castagno è arrivata l'ora dell'acqua. Ma non di quella che cade dal cielo, attesa come non mai ma ancora lontana dall'arrivare. No, l'acqua di questi giorni è per chi deve bagnare l'orto, sempre più secco ed insaziabile di umori vitali. Oppure per chi non vuol vedere morire il proprio giardino, prima verde e vispo di fiori e che adesso sembra invece ingiallire sempre più, di giorno in giorno. Si impugna allora la “manichetta”, si scodellano secchi d'acqua: mano agli annaffiatoi, tornati utili per l'urgenza di saziare la sete di piante che l'automatica irrigazione casalinga non riesce a soddisfare. Tanto più che questa settimana del bel San Giovanni, un tempo preludio ed oggi cuore d'estate, promette sfracelli di caldo con colonnine termometriche che nel finale, specie venerdì, supereranno -anche sui nostri “freschi” altipiani- i 34-35 gradi. La parentesi gradevole tra sabato e lunedì è ormai bella che finita. Le spire da Est si sono spente e l'anticiclone africano riprende carattere proprio tra noi e la Francia. Da qui la scalata verso l'alto delle massime e la tenuta, sempre attorno ai 20°, delle minime. Ipotizziamo allora una temperatura media fino a domenica di circa 25-26 gradi: un'enormità, che farà raggiungere a questo giugno la vetta bollente di quello del celebre, al calor bianco, del 2003. Un'estate, quella, che ben ricordiamo, e che ormai minaccia di ripetersi anche nei prossimi mesi di luglio ed agosto. La salvezza per noi e (in parte) per i nostri giardini ed orti potrà forse arrivare da lunedì con il ritorno dell'Atlantico, e cioè dei flussi che da quel mare arrivano fino a noi fino a scaricarsi con temporali (ed ahimè temibili grandini) sulle nostre terre assetate. È appunto quel che sembra in grado di succedere nella prossima settimana. Fino ad allora, soltanto temporali alpini che cercheranno di innescare piogge (specie oggi, mercoledì) anche sulle pianure più vicine. Staremo a vedere, naturalmente. Intanto ci sarà dolce passeggiare sulla collina ed osservare i Gigli di San Giovanni ormai già tutti fioriti, arancioni quasi fosforescenti al sole del meriggio annuale (tali sono le giornate dal 20 al 24 giugno) e cercare con qualche preoccupazione quelle piantine di iperico con i loro fiori gialli trasparenti di olio salubre, che quest'anno ci sembrano latitare come mai, almeno sulla nostra collina. Intanto non mancheremo di irrorare a volontà le nostre pianticelle ed i nostri fiori. L'acqua d'altronde è quella della sorgente e non ci sembra sbagliato di usarla per loro e senza sprecarla, facendola riassorbire nella terra così vicino alla “sagna” da dove era scaturita.

romano.fulvio@libero.it

 

 

IL FONDO
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